Conosco a fondo questa mia amata città alla quale, sono solito lanciare anatemi e che, di conseguenza, da sempre ritiene quasi abusiva la mia stessa condizione anagrafica che me ne fa severo, e spesso insoddisfatto e insoddisfacente, cittadino. E proprio perché a fondo la conosco e la amo - pur con orrore per quella presuntuosa feccia avida e rancida di “roba”, di macabro libertarismo e di incommensurabili astuzie per la vanità e per il potere che è la sua borghesia parassitaria (con il suo conforme ceto politico di “servi padroni”) - so bene che non esistono città che siano al pari di Palermo tanto radicalmente, per natura propria, estranee ad ogni forma di razzismo da non avvertire la necessità di perder tempo ed energie per proclamarsi “antirazziste”.