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Mostra fotografica, Canicattì com'era




Foto storiche tratte dal volume del Prof. Gaetano Augello
Canicattì - La storia e le tradizioni

23 dicembre 2017
Palazzo Lombardo La Lomia - Canicattì

ANGELO LO VERME, M’illumino di smartphone.. Ed è subito sera



Sapientemente curata da Maria Rita Pitruzzella, il 10 Maggio alle ore 21.00, al Palazzo La Lomia di Canicattì si svolgerà la mostra fotografica di Maurizio Geraci. “M’illumino di smartphone” è il suo significativo titolo. 

DIEGO GUADAGNINO, Il Congo di Guido Cicero


“Che orrore! che orrore!” Con queste parole, cariche di mistero, muore l’altrettanto misterioso Kurtz, nelle ultime pagine di Cuore di tenebra, il  romanzo in cui Joseph Conrad volle descrivere i massacri compiuti dai bianchi nelle foreste del Congo in nome del dio denaro. Dopo più di un secolo, non possono essere diverse le parole  che ci salgono alle labbra nel considerare i primati che detiene la Repubblica Democratica del Congo.

EMANUELA ZUCCALA', Le signore dell'obiettivo

Letizia Battaglia, la madre. Shobha, la figlia. Condividono il legame “di pancia” con Palermo e l’etica (oggi sbiadita) delle immagini di cronaca. Ma soprattutto l’amore per la fotografia. Quella che può cambiare le cose

DIEGO GUADAGNINO, "Presentazione a Ville di Bagheria e dintorni di Ezio Ferreri"

VILLE DI BAGHERIA E DINTORNI - fotografie di Ezio Ferreri: in esse staremmo invano a cercare quella che Walter Benjamin, riferendosi «all’andatura della gente, al loro contegno nel frammento di secondo in cui si allunga il passo», chiama «la natura diversa da quella che parla all’occhio»: nelle fotografie di Ferreri, in queste fotografie, non vi sono persone e, quindi, non vi sono frammenti di secondo vibranti di folgorazioni su un gesto, su un’espressione fermati per sempre dall’obiettivo e offerto alla intelligenza dell’inconsueto nel consueto.

DIEGO GUADAGNINO, Le pietre sapienti di Angkor


DIEGO GUADAGNINO, L'indiscrezione fotografica

L’assemblaggio delle parole “vita” e “volti”, nel titolo La vita i volti…, che Guido Cicero ha voluto dare al suo lavoro di fotografo, sollecita riflessioni sul personalissimo rapporto che abbiamo con la nostra immagine.
Quando la macchina fotografica non era ancora un utensile tra i tanti delle nostre abitudini e della nostra casa, il fotografo era un artigiano che veniva chiamato o da cui ci si recava per solennizzare grandi occasioni o per scattare una foto che costituisse traccia visibile di un periodo anagrafico della vita di ognuno. E quel fotografo è una figura che si lascia ricordare per la paziente dedizione investita, prima del fatidico scatto, nel costruire i particolari della posa e nel suggerire l’espressione da assumere a vantaggio della bontà finale del suo prodotto, tanto più soddisfacente per il cliente quanto più riusciva di rassicurante conferma alla concettuale normalità del suo essere nel mondo.

DIEGO GUADAGNINO, Presentazione de "La ricchezza intelligente" di Ezio Ferreri

“L’Universo é il mio riposo. L’Universo é la mia pigrizia”; “l’Universo é l’infinito della mia disattenzione”, dice Bachelard, tracciando il limite che divide la rēverie, il sogno dalla scienza. Vedere l’insieme contemporaneamente, contemplare il paesaggio, guardare il panorama, secondo l’epistemologo francese, é un atteggiamento di totale passività dello spirito, é una forma di ipnosi che impedisce l’osservazione del particolare, bloccando la tensione della conoscenza.