Visualizzazione post con etichetta Guadagnino.pittura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guadagnino.pittura. Mostra tutti i post

DIEGO GUADAGNINO, Nota a margine di una mostra

Giovanni Blandino e Salvatore Fratantonio decidono di allestire una mostra che va al di là delle consuete e periodiche sortite pubbliche con le quali  gli artisti sogliono esporre le opere di una loro fase creativa.
     L’evento, infatti, vuole essere un omaggio all’arte e all’amicizia. Blandino e Fratantonio, figli della stessa città, vivono l’infanzia nello stesso ambiente, si scoprono amici sulle stesse strade, crescono i loro sogni negli stessi contesti e lasciano Modica  in un’epoca in cui uscire dalla Sicilia era condicio sine qua non dell’agognato successo.

DIEGO GUADAGNINO, Nel fiume di Eraclito

Sulla spiaggia di Marina di Modica, alle sette del mattino,  il mio amico Salvatore Fratantonio  mi parla del processo creativo;  racconta come nasce il progetto che si realizza sulla tela, finché si sofferma sopra un particolare, e come osservando l’idea che precede la pittura dice: “Quasi sempre mi succede che mentre dipingo un’immagine essa mi si modifica dentro, la forma si altera, si fa altra nei contorni, pur mantenendo la sua originaria identità strutturale;  le atmosfere mutano, una nuvola si disfa, un giallo sfuma verso l’arancione. Il risultato finale dell’opera cristallizza soltanto una fase, un attimo, un passaggio di quel movimento e il quadro diventa la negazione del fluire dell’idea; o, se vogliamo,  la rappresenta come la farfalla secca e spillata di un collezionista può rappresentare tutte le farfalle della stessa specie”.

DIEGO GUADAGNINO, "Le sequenze oniriche" di Lillo Turco

Critica di Diego Guadagnino
Discorso d'inaugurazione della mostra del 19 dicembre 2011


Canicattì conosce già da tempo Domenico Turco per le sue opere di grandissimo pregio poetico e letterario, ma non conosce ancora l'altro fratello artista, Lillo, che stasera si presenta per la prima volta alla città con una mostra di grafica. Un'arte, quella di Lillo Turco, che per la pregnanza di miti e simboli che la percorrono risulta strettamente connessa ai temi della poesia di Domenico.

DIEGO GUADAGNINO, Candore e lirismo nei dipinti di Emanuela Iemmolo

Già qualche anno fa, in occasione di una collettiva di pittura iblea al femminile, abbiamo avuto modo di parlare dei dipinti di Emanuela Iemmolo, rilevando come i suoi paesaggi siano pervasi da un'atmosfera soffice ed insolita nel contempo, da un qualcosa di vago e di gentile che nella parola "magia" trova la definizione più confacente.

DIEGO GUADAGNINO, Antonio Grifo. Tra demistificazione e silenzio

Difficile restare indifferenti davanti alle immagini che da tempo Antonio Grifo ci propone con la sua pittura; eppure sono le stesse immagini che tessono la trama del nostro quotidiano, fondano i nostri bisogni e alimentano le nostre fantasie.
Ma l’artista canicattinese decontestualizza tali immagini, le elegge a simboli di una precisa condizione esistenziale, ne rivela la funzione portatrice di messaggi autoritari e rassicuranti.

DIEGO GUADAGNINO, Lo sguardo dell’anima


Lo scarto tra lo spazio dell’anima e la realtà quale ci appare: è da lì che nasce ogni malessere, è lì che si trova la matrice degli enigmi, il nido dell’inquietudine, la fonte dell’ansia che perennemente ci spinge a chiederci il perché dell’esistere. E’ lì, soprattutto, che incontriamo e verifichiamo la povertà dell’esistenza rispetto alle indefinite istanze dell’anima. L’arte non è sublimazione della materia, non è incantesimo ma semplicemente riduzione o annullamento di quello scarto. E’ ciò che fanno la pittura con l’immagine, la poesia con la parola, la musica col suono. Smaterializzano la distanza tra l’anima e il reale.

DIEGO GUADAGNINO, "Le stagioni della vita"

Pubblicata in “ARCHIVIO“ (n. 9, Padova, 2006)- mensile di arte, cultura, antiquariato, collezionismo e informazione di Mantova.

“La convenzionale semplificazione delle biografie, limitata in genere agli eventi esteriori, ben poco sa dirci delle esperienze che concorrono a formare la memoria di un uomo, a forgiarne l’identità. Solo l’arte e la poesia riescono a riscattare alla chiarezza la sostanza dei giorni, dei momenti più significativi di una vita, e quella che siamo soliti chiamare ispirazione non è che la grazia dell’accesso a una dimensione visiva e percettiva da cui ci distoglie il fuggire quotidiano da noi stessi.

DIEGO GUADAGNINO, "Salvatore Fratantonio. Nel mare nel mio tempo "


DIEGO GUADAGNINO, "Pittura iblea al femminile"

L’ennesimo evento nato dal fervore operativo di cui sta dando prova l’associazione culturale “Visione Iblea” è questa mostra di opere di una pleiade di pittrici iblee: Rosanna Criscione, Federica Gisana, Emanuela Iemmolo e Alida Pardo. Quattro moduli espressivi diversi di un solo mondo: quello femminile.

DIEGO GUADAGNINO, "La Sicilia di Salvatore Fratantonio"

Fare arte sulla Sicilia, sotto qualsiasi forma, significa inventarsi ogni volta quest’isola che, a causa di ciò, ha finito per essere considerata una dimensione fantastica, dove ognuno vive la tragedia della propria solitudine costretta al disagio della convivenza con gli altri. La sua Sicilia Salvatore Fratantonio l’ha inventata scegliendo i simboli marini e terrestri dei luoghi natii.

DIEGO GUADAGNINO, Villa Firriato, due acqueforti di Gaetano Lo Manto

Gaetano Lo Manto, il pittore degli insetti, «vede» questi esseri minuscoli e multiformi, alterati dalla sua fantasia ora volteggianti sull’umanità depredata dall’alienazione, ora abbarbicati sul mondo invaso dalla devastazione ecologica. È il suo modo di resistere e sopravvivere nella speranza di trovare un posto dove poter collocare una possibile esistenza solare, pulita e lontana dalla loro macabra presenza.

DIEGO GUADAGNINO, Le stagioni della vita

Pubblicata in “ARCHIVIO“ (n. 9, Padova, 2006, mensile di arte, cultura, antiquariato, collezionismo e informazione di Mantova
“La convenzionale semplificazione delle biografie, limitata in genere agli eventi esteriori, ben poco sa dirci delle esperienze che concorrono a formare la memoria di un uomo, a forgiarne l’identità. Solo l’arte e la poesia riescono a riscattare alla chiarezza la sostanza dei giorni, dei momenti più significativi di una vita, e quella che siamo soliti chiamare ispirazione non è che la grazia dell’accesso a una dimensione visiva e percettiva da cui ci distoglie il fuggire quotidiano da noi stessi.

DIEGO GUADAGNINO, Mostra di pittura di Salvatore Fratantonio (Racalmuto)

Salvatore Fratantonio appartiene a quel nutrito gruppo di intellettuali siciliani che hanno lasciato il Sud per il Nord, individuando nel capoluogo lombardo un crogiuolo della storia con potenzialità di orizzonti negati a quella terra d’origine prigioniera di una dimensione pigra e sonnolenta alle tensioni del divenire. Questa parabola esistenziale segna in misura preponderante la sua identità artistica e la sua ricerca figurativa, entrambe convergenti nell’eleggere la Sicilia ad archetipo ispirativo e a polo dialettico dei contenuti della sua opera.

DIEGO GUADAGNINO, Mostra di pittura di Salvatore Fratantonio (Modica, 2-16 dicembre 2006)

Col passare del tempo Salvatore Fratantonio riduce sempre più lo scarto tra biografia e pittura, sempre più lasciando trasparire l’itinerario psicologico che presiede alla sua opera. Immagini e paesaggi nella loro valenza simbolica subiscono significativi mutamenti di forme e prospettive. Il carrubo, mitico segno individualizzante del suo mondo, albero della vita in ogni senso, in cui ha insistentemente voluto intravedere la propria identità, da presenza viva e solitaria delegata ad animare da lontano gli estatici silenzi degli Iblei, ora viene rappresentato a distanza così ravvicinata da diventare il solo protagonista della tela, rivelandosi, con le sue intricate morfologie, l’inesauribile risorsa semantica a cui l’Artista attinge, l’alfabeto poetico del suo microcosmo.

DIEGO GUADAGNINO, Il geosurrealismo di Salvatore Fratantonio

Nella storia dell’arte occidentale il paesaggio nasce connesso con la figura umana a cui fa sfondo e supporto. E’ un canone pittorico che, sedimentato in archetipo di comportamento, vediamo agire in coloro che nelle gite turistiche non riescono a fotografare una veduta di monumento o di natura senza includervi la presenza compiacente di un familiare o di un compagno d’escursione.