L’autrice ha perseguito l’intento di far combaciare l’‘ipotesi’ sostenuta dai Servizi Segreti (p.5) e dal Sifar (p.8) sull’esistenza di un piano insurrezionale del Pci negli anni 45-50 e la realtà effettuale. E l’ha fatto basandosi su una circolare manoscritta, firmata e non datata che Essa dice ‘non dovrebbero esserci dubbi’ sia da attribuire a Ruggero Grieco.
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Luigi Ficarra, MACALUSO NON FU, COME SCRIVE FAVILI, PROTAGONISTA DI UNA STORIA ONOREVOLE (3-6 novembre 2017)
Sul Manifesto di mercoledì 1° novembre, Favilli ha parlato di
Macaluso come di un onorevole protagonista della ‘grande storia’.
Ebbene, la storia di cui
egli è stato attore, scrivendo una delle pagine più regressive del m. o.
italiano, e di cui parlo nella nota qui allegata, contrasta in radice col
giudizio espresso da Favilli.
Luigi Ficarra, CONGRESSO PROVINCIALE PRC (Padova, 26 marzo 2017)
RADICI TEORICHE DELLE TESI DELL''VIII CONGRESSO DEL PCI
La mancata fondazione delle specifiche caratteristiche di classe dello Stato e della democrazia borghese, portano Engels a compiere, nella prefazione del 1895 al libro di Marx “Le lotte di classe in Francia”, un recupero delle istituzioni rappresentative che - Egli dice - il proletariato deve utilizzare come giusto e valido campo di lotta per il socialismo. Tale recupero da parte di Engels rappresenta una negazione della tesi di Marx e sua - come precisata nella prefazione al Manifesto del partito comunista del 1872, dopo l’esperienza della ‘Comune’ -, che “la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri fini” ed occorre invece “spezzarla”, come scritto da Marx a Kugelman il 12.4.1871.
La mancata fondazione delle specifiche caratteristiche di classe dello Stato e della democrazia borghese, portano Engels a compiere, nella prefazione del 1895 al libro di Marx “Le lotte di classe in Francia”, un recupero delle istituzioni rappresentative che - Egli dice - il proletariato deve utilizzare come giusto e valido campo di lotta per il socialismo. Tale recupero da parte di Engels rappresenta una negazione della tesi di Marx e sua - come precisata nella prefazione al Manifesto del partito comunista del 1872, dopo l’esperienza della ‘Comune’ -, che “la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri fini” ed occorre invece “spezzarla”, come scritto da Marx a Kugelman il 12.4.1871.
LUIGI FICARRA, La tragedia dello stalinismo
♦ Non ricordo bene ora chi di voi me l’abbia chiesto.
La cosa non ha comunque importanza, mentre ce l’hanno indubbiamente i passi che più sotto vi trascrivo dalla lunga nota - (ben 40 pagine fitte di 35 righe ciascuna) – scritta da nostro zio, Giuseppe Granata nel 1958, sulla sua trentennale esperienza di insegnante di filosofia e storia nei licei. Nota che nel lontano luglio 1994, dopo avergliene prima parlato di persona a Roma ed a Bolsena, inviai per posta allo storico Gastone Manacorda, che era stato collega di nostro zio nel Liceo di Perugia, nonché suo amico e compagno di partito.
LUIGI FICARRA, Sulle scelte del PCI fine anni 1950: il milazzismo
Nel febbraio 1960 cadde in
Sicilia nell’ignominia della corruzione il governo Milazzo, un grosso agrario
di Caltagirone, un governo che rappresentò una delle pagine più arretrate e
regressive della storia del M.O. italiano. (L’ignominioso fatto di corruzione fu il c.d. caso ‘Santalco’, in cui fu implicato un alto
dirigente del PCI dell’epoca, oggi riformista dichiarato, lo stesso che nel
1983, al XVI congresso del PCI, definì un “povero
cretino moralista” Diego Novelli, allora sindaco di Torino, già attaccato
da Craxi per le denunce che aveva fatto di alcuni casi di corruzione di
consiglieri comunali).
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