PASQUALE PETIX, Ricordando Andrea Camilleri

Il 17 luglio Andrea Camilleri se n’è andato. Siamo più soli. Ci mancherà la sua umanità e il suo genio narrativo. Voglio ricordare Nenè - concittadino emerito di Serradifalco - così:


    “Nella notte dell’8 luglio il compagno che dormiva nel letto a castello accanto al mio sussurrò: <<Stanno sbarcando>>. Uscii sotto le bombe, tentai l’autostop: incredibilmente un camion si fermò. Arrivai così a Serradifalco, nella villa con la grande pistacchiera dove erano sfollate le donne di famiglia… Quella mattina che cosa mi svegliò? Mi svegliò il silenzio, all’alba. Allora uscii sulla strada, e capii che non c’era più niente. Non c’era più l’accampamento, non c’erano più i tedeschi, più nulla … Poi sulla destra, vidi arrivare una casa con un cannone. Era uno di quei giganteschi carri armati americani, con cannoni lunghissimi … Mentre questo carro armato avanzava sulla strada, lo vidi buttarsi all’improvviso tutto di lato. Lo sorpassò una jeep. E in piedi, su questa jeep, c’era uno con tre fiori d’argento sulla divisa ... Io avevo di fronte, dall’altra parte della strada, un muro a secco, e su questo c’era una croce di legno in memoria di un soldato tedesco che era stato dilaniato da una bomba appena due giorni prima. Arrivato all’altezza di quel muretto, l’uomo con i tre fiori d’argento sulla divisa, fece cenno di fermare la jeep, senza neanche scendere strappò la croce dal terreno, la ruppe sulle gambe e ne buttò via i pezzi. Non disse una parola. Fece cenno all’autista di proseguire, e andò avanti. La cosa mi atterrì. Nel frattempo, il carro armato era arrivato alla mia altezza. E mi accorsi che dietro c’erano dei soldati americani … Erano le truppe di assalto statunitensi che avanzavano. Non mi guardarono in faccia. Passarono così, come se io non esistessi. Quando tutti furono passati, uno di loro, inspiegabilmente, tornò indietro, e parlandomi in siciliano - perché erano tutti siciliani – mi disse: <<Bacio le mani.  L’avi tanticchia d’ogliu? Pirchì al mio capitano ci promisi ‘na ‘nsalatedda>><<Ci l’haiu>> risposi io. E lui: <<Fra due ore turnamu>>. Dopo due ore tornò tutto il plotone.  Ma l’uomo con i tre fiori d’argento sulla divisa non c’era più. Consegnai l’olio e tutti cominciarono a mangiarsi la ‘nsalatedda … Allora, presi coraggio, e gli chiesi: <<Senti passà uno cu tre fiori d’argento sulla divisa … ma cu è?>><<Chiddu è il generale Patton>>. Era la prima volta che sentivo il suo nome. <<Ma come? Piglià ‘sta cruci … a ruppi … chi motivu c’era?>><<Eh … talé>> mi disse <<paisà come generale non ce n’è chiù bravi di Patton. U vidisti? In testa a tutti è … Ma come uomo è una cosa fitusa>>.

L’episodio è stato raccontato da Andrea Camilleri e verosimilmente si riferisce a quanto accaduto all’alba del 18 luglio 1943, poco prima della pianura del Cusatino, sulla strada nazionale che da Serradifalco conduce a San Cataldo e poi a Caltanissetta”.*

*Tratto dal libro “E’ passato il Generale Patton … e non solo” di Pasquale Petix.

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