GIOVANNI TESE', Il Prof. Giuseppe Messina: a quarant’anni dalla morte

Da sinistra: prof. avv. Antonio Palazzo,
dott. Piero Corbo, avv. Giovanni Tesè
(un momento del Convegno)
Intervento tenuto dall’Avv. Giovanni Tesè, a Naro, nell’aprile del 1986, in occasione del Convegno “ATTUALITÀ DEL PENSIERO GIURIDICO, POLITICO E SOCIALE DI GIUSEPPE MESSINA E LUIGI STURZO”








A quarant'anni di distanza dalla scomparsa del Prof. Giuseppe Messina, lo ricordiamo nella nostra Naro, sua città natale, non certo per indulgere alla cultura degli anniversari, ma perché spinti, oltre che dall'onore e dall'orgoglio di essergli concittadini, dalla consapevo-lezza che il suo pensiero politico, giuridico e sociale è di grande attualità e di valido insegnamento per le nuove generazioni.
         Nel porgere il benvenuto e un cordiale saluto a quanti hanno voluto onorare la nostra iniziativa e in particolare ai parenti del Prof. Messina presenti a que-sto incontro, mi sia consentito rivolgere con affetto filia-le, un grazie sincero al Prof. Antonio Palazzo, Ordinario di Diritto Privato all'Università di Palermo, che ha accettato con piacere di trattare uno dei temi più cari a Giuseppe Messina, perché tocca i rapporti tra diritto, politica e morale: «La composizione del conflitto industriale».
         Fu proprio il Prof. Palazzo, negli anni della mia esperienza universitaria, ad avermi avviato allo studio delle opere di Giuseppe Messina ed è anche per ciò che in quest’occasione desidero rivolgerGli la mia più profonda riconoscenza e gratitudine.
         L'accostamento del pensiero di Giuseppe Messina a quello del grande sociologo e politico calatino, Luigi Sturzo, non è certamente casuale. Entrambi, infatti, oltre ad essere amici, furono fautori di una partecipazione fondata sulla coscienza critica, sull'impegno morale, sulla pace sociale e sulla democrazia sostanziale.
         Giuseppe Messina, siciliano come Sturzo, nacque a Naro il 20 febbraio 1877 ereditando dalla terra d'origine soprattutto: «l'innata mentalità del giurista».
         A Sassari, dove si trasferì giovanissimo, fin dagli anni del Liceo, scrive il Prof. Antonio Cicu «aveva fama di studente eccezionale» e «s'imponeva per competenza, autorità e maturità».
         Si laureò presso l'Università degli Studi di Sassari appena ventunenne con una dotta dissertazione di laurea su: «La promessa di ricompensa al pubblico».
          L'anno successivo fu incaricato di insegnare diritto negli Istituti Tecnici.
         Dal 1902, avendo superato brillantemente il concorso a cattedra di Diritto Civile, ha insegnato nell'Università di Perugia, Camerino, Macerata, Roma e Palermo.
         Fu però l’Università degli Studi di Palermo, che lo ebbe per più di vent'anni Maestro di scienza e di vita, a dargli le maggiori soddisfazioni didattiche e umane.
         Alla sua scuola, infatti, si formarono grandi civilisti contemporanei come Gioacchino Scaduto, che lo «amò come figlio» e «venerò come Maestro», Salvatore Orlando Cascio che gli fu vicino anche nella sua «onesta» vita professionale, Salvatore Pugliatti, che ne ha continuato in modo degno di lui gli orientamenti scientifici, Mario Allara che ne ha seguito i criteri metodologici e sebbene indirettamente anche Antonio Palazzo che avendo la stessa concezione sui rapporti tra etica, politica e diritto ne continua e sviluppa gli insegnamenti giuridico-sociali.
         Il 25 aprile 1946 morì a Roma, circondato dal rimpianto unanime di quanti lo conobbero ed ammirarono per «l'orma»  da lui lasciata nella scienza, per la dirittura di carattere e per l'onestà della sua vita.
         Gli anni della sua formazione culturale, giuridica e sociale, coincisero col periodo in cui prese avvio l'industrializzazione del Paese ed il conseguente acuirsi del conflitto sociale.
         Ed è in questo contesto economico-sociale che tanto Sturzo quanto Messina affrontarono, seppur sotto profili diversi ma con la medesima «concezione organica della società e dello Stato», l'annosa questione della composizione del conflitto tra capitale e lavoro.
         Partendo entrambi dalla forte convinzione del primato della persona umana nella società e nello Stato, cercarono coraggiosamente di individuare gli strumenti ed i rimedi volti al conseguimento di una vera «pace sociale».
          Fu proprio il giurista di Naro, primo fra tutti in Italia, sin dal lontano 1904, ad affrontare sotto il profilo giuridico i rapporti tra le due parti del conflitto industriale ed il problema delle interrelazioni tra ordinamento Statale e ordinamento giuridico del lavoro.
         Egli propugnò un ordinamento dei rapporti di lavoro «capace di considerare», scrisse, «la volontà del gruppo operaio come fattore di egual dignità del capitale nella produzione».
         Proprio nel 1904, Giuseppe Messina, con un ampio lavoro, rivoluzionario per il tempo, scrisse i «concordati di tariffa nell'ordinamento giuridico del lavoro» intesi dal giurista siciliano quali «strumenti di pace sindacale».
         L'anno successivo, tra gli atti del Consiglio Superiore del Lavoro di cui il Prof. Messina ne fu autorevole componente, vennero pubblicati i suoi studi sui «Contratti Collettivi» e il «Disegno di legge sul contratto di lavoro», laddove l'insigne giurista sosteneva la validità dello strumento contrattuale «come uno dei mezzi più efficaci per la elevazione della classe operaia» e delle relazioni sindacali «non essendo più lecito» egli affermava,  «che le legislazioni ignorino le esigenze cui mettono capo i conflitti fra capitale e lavoro».
        
         L'impegno sociale e politico di Giuseppe Messina, interprete autentico dei principi di politica economica del popolarismo, non si esaurì solo con gli scritti tecnico-giuridici.
         Egli stesso, coerentemente, volle dare una testimonianza personale accettando l'invito di Sturzo a candidarsi per il Partito Popolare Italiano, anche se allora come oggi, il più delle volte, purtroppo, la dirittura morale, l'onestà intellettuale, le doti culturali, non sono da sole sufficienti a far raggiungere in politica posizioni di primo piano.
         Giuseppe Messina non ha lasciato molti scritti: ma ciò non è un demerito.
         Ha osservato, a tal proposito, Fulvio Maroi nella sua ampia e solenne commemorazione ufficiale tenuta a Roma il 20 dicembre 1947, nello «Studium Urbis», che sugli scritti dell'insigne giurista siciliano, sebbene pochi, non ci si ritorna: «è oro fino».
         Ancora oggi i suoi contributi alla redazione del codice civile e alle  tematiche sulla «promessa di ricompensa al pubblico nel diritto privato»,  sulla «confessione»,  sui «diritti potestativi», sul «negozio di accertamento», sulla «interpretazione del contratto», sulla «simulazione assoluta», sui «negozi fiduciari», rappresentano pietre miliari per gli studiosi del diritto.
         Il Prof. Messina non è stato soltanto un Maestro e una guida per i molti discepoli della sua «Scuola Universitaria», ma anche un fedele testimone dei suoi tempi ed un precursore dei nostri ed è anche per questo che può ritenersi un Maestro di vita per migliaia di persone che non lo hanno conosciuto direttamente, ma che sui suoi scritti hanno alimentato la coscienza morale, giuridica e sociale.
         Ed è con molta umiltà e sia pur non degnamente che, a più di cento anni dalla sua nascita, desideriamo considerarci suoi discepoli.          

Aprile 1986                                            
                                                                  GIOVANNI TESÈ
Presidente Associazione  Giuridica “Giuseppe Messina”

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