LUIGI FICARRA, Passi scelti

Passi scelti da “Le devozioni materiali” di Angelo Ficarra, con note libere di Luigi Ficarra per Enzo Pace

Queste note presuppongono la lettura della documentazione che avevo dato a Sciascia e che ora passo a Te. Documentazione che fu pure esaminata da Roberto Cipriani, curatore del libro “Le devozioni materiali”, di cui Ti consegno il manoscritto. Allego anche altri documenti che penso possa essere utile esaminare.
Sciascia mi diceva che, a Suo avviso, sarebbe stata meritevole di ripubblicazione l’opera dello stesso A. Ficarra su S. Girolamo, e pensava di  parlarne con Sellerio, ma poi non se ne fece più nulla.
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La tesi che sottende tutto il “discorso” svolto da A. Ficarra ne “Le devozioni materiali” è la seguente: il cristianesimo è essenzialmente spiritualità, è una scelta morale che involge alla radice ogni aspetto della vita del soggetto. Donde la Sua critica dura, radicale, ed a tratti anche violenta, di tutte le forme di paganesimo e di feticismo presenti nella pratica religiosa cattolica. E’ una posizione, questa, che Lo accomuna allo “spirito” modernista. Non a caso Egli, quando venne pubblicata l’enciclica “Pascendi” di Pio X, che  condannava il modernismo, scrivendo ad un suo amico sacerdote, la criticò in modo aperto ed inequivoco, appellandola spregiativamente “nuovo Sillabo”.
E non è neppure casuale che Egli si sia rivolto ad Ernesto Buonaiuti per avere dei pareri e dei consigli in merito alla Sua opera su S. Girolamo.
E’ poi molto significativo che l’autorità religiosa del tempo Gli  abbia negato l’imprimatur per la pubblicazione del  libro de quo sulla vita religiosa in Italia.
La Sua critica radicale di ogni forma di irrazionalismo, nonché del “materialismo”, largamente presenti anche oggi nel culto cattolico, ne fanno, per certi aspetti, un anticipatore di posizioni che si manifesteranno, anche all’interno della chiesa Cattolica, dopo gli inizi degli anni ‘60. Questo Suo aspirare ad una religione che non sia in contrasto con le istanze della ragione, spiega perché Egli persegua l’obiettivo, espressamente dichiarato nel libro di cui ci stiamo occupando, di realizzare “un equilibrio tra la cultura laica e la cultura religiosa”. E spiega anche come Egli abbia trovato del tutto naturale compiere degli studi e delle ricerche assieme ad un filosofo, Suo amico, ateo e  socialista, A. Sacheli, fino a quando non ne ricevette espresso divieto dai superiori. Così come, a nostro avviso, è espressione della Sua cultura “laica” l’adesione data nell’estate del 1950 all’appello per la Pace di Stoccolma, consentendo che di essa si desse notizia nel giornale regionale del PCI.
I passi del libro che ho scelto confermano in larga misura questa analisi.
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“Per un’ipotesi assurda e temeraria, provatevi un po' ad esortare il popolino di mettere insieme tutto il denaro che si consuma nelle feste (religiose) di un solo anno, e riversarlo a beneficio di un ospedale, di una suola di religione o di qualche altra iniziativa geniale ed umanitaria. E’ triste ed umiliante il confessarlo:  voi non potreste raccogliere neanche la decima parte delle offerte”.

“Quante bigotte  passano talvolta lunghe ore in chiesa, biascicando rosari e litanie dinanzi a qualche immagine prediletta, mentre poi sono così facili a trascurare i doveri più sacrosanti, a denigrare ed ingannare il prossimo”.

“Non basta far mandare a memoria un formulario arido e stecchito, se i fanciulli non arrivano a comprendere ciò che dicono e non lo trasformano in succo e sangue della propria mente e del proprio cuore”.
Nel suo concetto genuino, la festa .. è ...un riavvicinamento ed un contatto più intimo dell’umano col divino, e quindi nel cristianesimo essa dovrebbe essere contrassegnata da un profondo lavorio di purificazione interiore e di elevazione in più alte sfere spirituali ...”...- Ora questo concetto sembra quasi del tutto perduto....- A parte le lodevoli eccezioni, molti .. promotori di feste religiose non ubbidiscono se non ad un sentimento di vanità e di orgoglio, tengono a fare .. una professione pubblica e talvolta interessata di .. fede .. , e .. credono di acquistare un diritto di gratitudine di Domineddio .. , anche opprimendo i poveri e trascurando tanti altri doveri morali e religiosi”.
Parlando delle feste religiose di campagna, in Sicilia, (ma il discorso riguarda tutto il paese), così si esprime :
molte feste di campagna invece di essere l’esponente di una pura ed intensa vita spirituale, si riducono purtroppo  ad un affare commerciale, ad un’immensa fiera di animali ed anche di uomini...”
“Come nel periodo del Rinascimento, così anche oggi è tutta una corrente di paganesimo, che riesce a sopraffare e neutralizzare la corrente cristiana e dà il tono e l’indirizzo anche alle manifestazioni della vita religiosa. ... - La superstizione e il paganesimo rinascente riescono talvolta non solo a scalzare e neutralizzare, ma anche ad usurpare il posto di una religiosità vera e profonda”.
Qui è possibile cogliere un’affinità con l’afflato religioso del Savonarola, le cui opere complete Egli possedeva. Affinità  invero presente in tutto il Suo libro e che i passi seguenti ulteriormente confermano.
“Io credo che molti sacerdoti e molte pie persone abbiano dinanzi a Dio, in buona fede, una grave responsabilità : quella di far credere che l’assistenza alla S. Messa valga quasi come una tessera di riconoscimento per il buon cristiano. Tizio va a messa : dunque è un galantuomo. Evviva la dialettica!
... Noi sappiamo .. che vale un corno andare a messa, qualora non si osservi il dovuto contegno e si trasgrediscano di leggieri tutti i comandamenti di Dio. - .....Perché non levare alta la voce, ... perché non togliere la maschera a tutte le ipocrisie religiose ... ?
... Non mancano quelli, i quali per ragioni economiche o politiche hanno tutto l’interesse di non mostrarsi troppo lontani dalla chiesa, e quindi vengono anch’essi alla messa di mezzogiorno”.
... Chi non crede, non vada in chiesa ...”.
“E’ inferma una persona cara? Si mettono sossopra e s’importunano la Vergine e i Santi, e si fanno delle promesse mirabolanti. ...... - Ma quanti si degnano di volgere uno sguardo a quella cenerentola abbandonata che è la propria coscienza, e comprendono che la prima e migliore promessa da fare a Dio è appunto quella di una rinnovazione interiore del proprio essere?

Molti e molti non sanno che cosa sia la preghiera fervida, che si effonde dinanzi a Dio nel silenzio dell’anima, ma credono assolutamente necessario d’incomodare tutte le madonne e tutti i santi e condurli in modo più o meno baccanale per le vie della città”. ..... - E accanto a tutti questi simulacri di vita religiosa, non mancano le ricette speciali per la salute eterna.- Tizio, uomo violento e sanguinario al bisogno, ha la divozione di portare l’abitino e di continuare a tenerlo addosso anche nel caso che sarà costretto a rendersi latitante, e con ciò crede di avere un titolo alla protezione del cielo. .......” -
“Come nel mondo romano ogni divinità non è destinata se non a proteggere un interesse, così molti cristiani perdono di vista ogni pura idealità e danno un’importanza utilitaria anche a tutte le pratiche religiose. Dinanzi a tutte queste miserie , l’anima rievoca modestamente le parole di Gesù alla donna di Samaria : “Iddio è spirito, e bisogna adorarlo in spirito e verità”.  
La religione non trionfa sulle coscienze, se non in quanto arriva ad affinare il senso morale e a sublimare le anime in più alte sfere spirituali .... Che vale un’anima che si dice cristiana e pratica anche in chiesa, ma su cui la religione non esercita la sua grande e benefica influenza moralizzatrice?
“In un paese di provincia vi è un effigie miracolosa del Crocefisso, verso cui il popolo tutto professa un culto quasi idolatrico ....”.
“Il sabato santo, quando le campane della chiesa annunziano la gloria della Risurrezione ..., in alcuni paesi prendono la statua più idolatrata, per esempio quella di S Giorgio o dell’Annnunziata, e subito la portano in processione. Il Cristo risorto sembra quasi passare in seconda linea. E finalmente in alcuni paesi esiste ancora l’uso del tradizionale “incontro” della Madonna e del Cristo risorto, con relativa sequela di apostoli, angeli ed arcangeli. Che pensarne? In verità noi pensiamo che, dinanzi agli  occhi delle persone colte e serie, ne scapiti molto il decoro della religione”.
In parrocchia vi è un crocefisso assai più venerato - mi vergogno di dirlo - di Gesù in Sacramento. Dinanzi a quell’immagine vedrete di continuo lumi che ardono, gente che prega, mentre a Gesù Sacramento nessuno vi bada”.
 Prima di tutto il santo si concepisce materialmente. Tutto il culto esteriore e la devozione più o meno fanatica si localizza e si concentra attorno a quella tale statua, a quella immagine, che sarà anche brutta ed orribile, ma guai se il vescovo o il parroco .... pretendessero di toglierla o di sostituirla con un’altra anche più bella, ma che non avrebbe forse la virtù di far miracoli come la prima”. - ...... Il santo viene onorato materialmente. Chi promette una torcia, chi una sommetta, chi un paio di orecchini, chi la celebrazione di una festa, chi l’accompagnamento a piedi nudi lungo la processione ......”. - ...... Il santo viene pregato di cose materiali. L’uno desidera la guarigione del mulo, l’altro domanda di essere liberato da una malattia, ..... Ma sono proprio molti quelli che domandano al santo la grazia di .. acquistare quella virtù, di essere buoni con quella persona antipatica?
negli altri altari trovava sempre qualche immagine scolpita o dipinta, a cui indirizzare le sue preci, mentre in quello del Sacramento non ci poteva essere altro se non quattro assi in cui stava racchiuso un prigioniero invisibile”.  La vera radice del male - Egli dice - va ricercata ... nella prevalenza asfissiante del culto esterno, che riesce a deprimere e sopraffare ogni sviluppo intimo e rigoglioso della vita cristiana. In questo fatto .. noi vediamo .. una .. delle piaghe più profonde della vita religiosa in Sicilia - (ma il discorso, secondo noi, è chiaramente rivolto a  tutto il paese) - : è sempre ... l’esterno che vince sull’interno, i tali santi e la tale Madonna della tal chiesa sullo spirito vivo del Cristo”.

Parlando degli ex voto e criticandone duramente l’usanza, così si esprime : E’ implacabile, da parte Sua, la critica del formalismo esterno e della religione vissuta come abitudine.
“Gli  ex voto ci presentano .. uno degli aspetti più notevoli di quella materializzazione dell’idea religiosa, che noi abbiamo deplorato le tante volte nel corso di questo studio. ...... “Il maggior contingente ... è dato da coloro per cui anche la vita religiosa è un calcolo...”.
“Si va a messa - dice - perché questa è l’abitudine; non si mangia carne il venerdì, perché potrebbe incogliere qualche sventura; ... si fa la confessione e la comunione una volta all’anno , perché questo è l’uso... - E dopo ciò ... si ritorna .. agli stessi vizi, agli stessi abusi, agli stessi scandali. ..... E tutto questo, forse perché non si leva alta la voce e non si declama con tenace insistenza contro queste degenerazioni della vita religiosa ...”.
Il tendere, (nei limiti  consentitigli dalla fede, in Lui vivissima), ad una religione vissuta il più possibile  secondo ragione, spiega la Sua critica senza appello di ogni forma di fanatismo e di superstizione.
“L’uomo - Egli dice -  tende sempre a legittimare e rappresentarsi come sacre le proprie passioni e le proprie tendenze, .... a giustificare subiettivamente tutte le sue azioni, ad avvolgere nella luce di un ideale più o meno luminoso anche le aspirazioni più basse e più volgari. Da ciò, per esempio, il processo antropomorfico a cui andarono soggette tutte le antiche mitologie ......”. “Ciò  è   q u a s i impossibile nel Cristianesimo, in cui l’idea di Dio è stata immensamente purificata”.
“Il nostro popolo - Egli dice - è spesso più pagano che cristiano”. - .... “Tizia ha un quadro che tutto d’un tratto ha mandato un abbondante sudore o una gran copia di lacrime; Filana ha visto Gesù Bambino nell’ostia; Martina ha visto muovere gli occhi della Madonna; Sempronia ha avuto un’apparizione di S. Brigida. Ho inteso recentemente di una persona piuttosto intelligente, la quale aveva una statuetta di S. Giuseppe, e siccome la punta del bastone d’argento si era ossidata, credeva nientemeno ad una fioritura miracolosa”. - ... “Un altro lato caratteristico della credulità religiosa è .. quello della fede cieca nelle impronte e nella genesi portentosa della immagini più venerate”. - ....... “Figuratevi : una buona donna aveva trovato un quadro che sudava, “perché  il muro era umido”, e per tutta la giornata era stato un vero pellegrinaggio alla sua casa”.

La Sua intransigenza morale, che, come abbiamo detto, per alcuni aspetti fa pensare al Savonarola, si manifesta poi pienamente nella concezione dei sacramenti.
“La Chiesa nella sua materna pietà ha creduto bene d’impartire il battesimo sin dalla nascita, ma la maggior parte dei cristiani non comprendono affatto l’importanza di un tal favore ...” -  “Quante volte innanzi ....... a certi giovani, il cui battesimo non è altro che un ricordo storico, noi siamo quasi tentati di rimpiangere l’antica disciplina della Chiesa!” - E così continua : Certamente non può dirsi normale quello stato di cose abbastanza doloroso, per cui la popolazione di un paese in teoria  figura tutta cattolica, e in pratica i veri cattolici segnano appena il dieci o il venti per cento”. - ............
“Alcuni si rassegnano unicamente ad un’esigenza sociale, e fanno dare il battesimo ai loro figlioli così come si piglia una tessera per il teatro”. ...”Pagato il biglietto, siete liberi....di entrare e di uscire. Così succede purtroppo in molte famiglie!  Si portano i  figlioli al battesimo, e poi tutto è finito lì : addio vita cristiana.  ........”.- “Com’è doloroso quel processo d’impoverimento spirituale, per cui il rito e la formula si perpetuano nei secoli, e lo spirito se ne va”.
Molto significative sono le Sue riflessioni a proposito della “confessione”. Fermando la Sua attenzione solo su quelli che la praticano, rileva che  
“una prima categoria è formata da coloro che si confessano immancabilmente una volta all’anno, quando viene la Pasqua.  La Chiesa ha emanato da secoli questa prescrizione, ed essi l’osservano sempre con la massima esattezza.  Che cosa vuole di più il buon  Dio?  Non sono essi degli ottimi cristiani?  Per molti di essi la confessione è come una cambiale che si rinnova ogni anno in quaresima, e poi si può vivere tranquilli e indisturbati sino alla pasqua ventura”. - .........  -
“Vi è un’altra categoria, per cui la confessione è come un pannicello caldo da mettere sulla coscienza. Tizio fa il mestiere assai comodo dell’usuraio ed è sempre avido di succhiare il sangue al prossimo; ma la coscienza alza di tanto in tanto la sua voce importuna, e allora che cosa fare? Andiamo a confessarci e cerchiamo di metterla in pace. ..........” -  “Sempronio capisce ... che nella sua borsa c’è qualche cosa che dovrebbe stare nella borsa altrui, e allora cerca di cullare ed addormentare l’anima in mezzo ad una moltitudine di confiteor e atti di dolore per modo di dire”. - ...... -
“Un’altra categoria molto numerosa è quella di coloro  per cui la confessione è divenuta un’abitudine come tutte le altre, e lascia sempre il tempo che trova. Come non cambiano mai le loro preghiere del mattino e della sera, così non cambiano mai i loro peccati : ad ogni confessione essi mormorano le stesse cose, il confessore la stessa formula, e buona notte.  Del resto è una legge psicologica che tutti gli atti - anche quelli di pietà - quanto più sono ripetuti, tanto più diventano incoscienti ed automatici, se un grande spirito di fede non venga a ravvivarli. E così un sacramento tanto importante si trasforma in un  atto di pietà formalistica ed infeconda”. - ...........”Per (molti)  la religione, lungi dal penetrare sino alle più intime fibre dell’anima, non è altro che una vernice la quale sfiora appena la superficie; e così avviene che anche la confessione, lungi dal portare una profonda rivoluzione spirituale e mutare sin dalle radici l’orientamento dell’anima, non è altro che una piccola manata d’intonaco in una screpolatura : ma il grosso della fabbrica resta sempre lo stesso!”
“Abbiamo accennato a quelli che si confessano almeno una volta all’anno. Ma non si fa sempre più grande il numero di quei cristiani, i quali, se volete, si mostrano molto attaccati alla religione, sono assidui a predica e a messa, fanno tanto di croce se qualcuno bestemmia, e poi non vogliono confessarsi se non in punto di morte?  In cuor loro essi ragionano in un modo abbastanza semplice : la confessione in sostanza non è altro che una grossa partita da saldare con Domineddio, e siccome alla fine dei conti si ottiene   s e m p r e  la remissione di tutto il debito, non vale poi la pena di farne tante e basta una per tutte in punto di morte”.
In queste riflessioni di A. Ficarra, a nostro avviso, è possibile cogliere un’esigenza, sia pur non apertamente manifestata, di una profonda e radicale riforma dello stesso istituto della confessione, sì da eliminarne il formalismo ipocrita e la ripetitività.
La sua concezione della religione come scelta morale interna alla coscienza del singolo, che nulla deve concedere all’esteriorità ed al rispetto umano, emerge forte in questi ultimi passi, tratti sempre dal suo libro:
“Durante la vita (molti) lasciano passare lunghi e lunghi anni senza confessarsi, bestemmiano ... , danno briglia sciolta a tutte le passioni ..... - Ma quando viene l’ora della morte, allora l’idea di morire senza sacramenti è un incubo  s o c i a l e; allora nasce la smania di mettere un pannicello caldo sulla coscienza ...”. - ........ “Molti, quanto più hanno la coscienza intorpidita, tanto più vogliono morire ad ogni costo col prete accanto. .......”  - “Capirete benissimo che generalmente quale è la vita, tale è la morte, e che in certi casi non è l’anima che lascia il male, ma è il male che abbandona al suo destino un’anima incancrenita ....”.  - “Del resto agli ultimi sacramenti, se non è l’ammalato, ci sono i parenti che ci tengono molto. Altrimenti ......  che ne dirà la gente? e se il cadavere non potrà entrare in chiesa? ......... -Il moribondo è  vissuto sempre lontano le mille miglia dalla Chiesa, ma i congiunti hanno tutto l’impegno di farlo entrare per forza in chiesa dopo la morte, e quindi chiamano il sacerdote ..... Non vi pare che si tratti proprio di etichetta, di mistificazione, di rispetto umano? ..... Io non posso mai dimenticare che i parenti di Voltaire fecero di tutto per fare entrare in chiesa il famoso scrittore scettico e irreligioso. Ecco una grande menzogna, ecco l’ultima profanazione e materializzazione dell’idea religiosa”.

Padova agosto 1998
Ed a proposito di mistificazione e di menzogna, noi non possiamo dimenticare quella operata anni fa nei confronti di un grande scrittore siciliano, profondamente scettico, Leonardo Sciascia, in violazione e negazione delle scelte dal medesimo fatte nel corso di un’intera esistenza.
Trattasi di  un’analisi ancor oggi attualissima, sol che si pensi alle madonne che piangono e sudano a Civitavecchia, in alcuni paesi del Veneto, in una località dell’ex Jugoslavia, etc.-
Dove quel “quasi”, a nostro avviso, sta a significare che per Lui c’è ancora un’imperfezione nell’idea o, quanto meno, nella sua attuazione e traduzione pratica.
Riferendo di una signora che,  entrata in una chiesa, si era fermata  a pregare davanti a tutti gli altari ma non dinanzi a quello del Sacramento, ne spiega il comportamento dicendo che essa La critica del culto delle immagini e di ogni forma di idolatria non poteva essere più radicale, ed è, ancor più oggi, quanto mai valida.
Significativamente riporta nel Suo libro qualche passo di un articolo scritto da un suo correligionarioParlando poi specificamente del culto dei santi, così si esprime :
La critica del materialismo religioso è qui totale e radicale, e  s’accompagna alla sottolineatura della natura eminentemente  spirituale del messaggio di Cristo.La ripulsa di ogni forma di materialismo religioso porta Angelo Ficarra a svolgere conseguentemente anche una critica radicale e sarcastica del culto delle immagini, fortemente presente nella religione cattolica; culto delle immagini nel quale Egli coglie una forma volgare di politeismo.
E’ una riflessione, questa, molto vicina al pensiero giansenista. Più avanti, nella stessa pagina, Egli dice:
“Una religiosità vaporosa e superficiale, senza vitalità morale, non può essere che una superstizione e una mostruosità. Il livello morale di un popolo è il più chiaro esponente della misura in cui esso vive la sua religione. Da ciò la necessità di insistere continuamente sulla vita morale, con tutte le rinunzie e gli sforzi che essa impone, e di mettere a nudo la triste piaga di una religione senza morale, che si veste assai spesso dell’orpello di devozione”.
“Non sono rari i casi di immagini che aprono e chiudono gli occhi, di Madonne  che piegano e distendono le braccia.... - Un fenomeno veramente originale in molti paesi è il gusto matto di vestire con lusso e con gran pompa la statua prediletta nel giorno della sua festa.......- La gente seria se ne offende e se ne disgusta, ma il popolino vi accorre come ad uno spettacolo grandioso, come la plebe romana alle lotte dei gladiatori.... - E guai ad abolire queste cose, perché il popolo si ribellerebbe e la fede sarebbe perduta!  E sì che sarebbe perduta : perché quando la fede consiste soltanto in queste cose, svanisce e se ne va insieme con esse; ... perché molte e molte persone non sono religiose per una convinzione profonda e per un’intima vitalità spirituale, ma in forza di tradizioni e di abitudini”.
Dove sembra ci sia proprio un riferimento al catechismo arido e meccanico introdotto da Pio X.

1 commento:

  1. - zio: “Non basta far mandare a memoria un formulario arido e stecchito, se i fanciulli non arrivano a comprendere ciò che dicono e non lo trasformano in succo e sangue della propria mente e del proprio cuore”.

    - nipote: Invece io credo che basta e avanza e che casomai la critica andava fatta all’insegnamento della religione ai bambini.

    - zio: “Nel suo concetto genuino, la festa .. è ...un riavvicinamento ed un contatto più intimo dell’umano col divino, e quindi nel cristianesimo essa dovrebbe essere contrassegnata da un profondo lavorio di purificazione interiore e di elevazione in più alte sfere spirituali ...”...- Ora questo concetto sembra quasi del tutto perduto....-

    - nipote: Invece io penso che la festa tanto più è festa quanto più casomai è pagana. Perché il popolo quando vuole divertirsi dovrebbe pensare ad ed un contatto più intimo dell’umano col divino? Col divino che magari molti, più di quanti la chiesa non è disposta a credere, non credono esista!


    - zio: “molte feste di campagna invece di essere l’esponente di una pura ed intensa vita spirituale, si riducono purtroppo ad un affare commerciale, ad un’immensa fiera di animali ed anche di uomini...”
    “Come nel periodo del Rinascimento, così anche oggi è tutta una corrente di paganesimo, che riesce a sopraffare e neutralizzare la corrente cristiana e dà il tono e l’indirizzo anche alle manifestazioni della vita religiosa”

    - nipote: Ed io dico: perché no???

    - zio: “Molti e molti non sanno che cosa sia la preghiera fervida, che si effonde dinanzi a Dio nel silenzio dell’anima, ma credono assolutamente necessario d’incomodare tutte le madonne e tutti i santi e condurli in modo più o meno baccanale per le vie della città”. .....
    “Come nel mondo romano ogni divinità non è destinata se non a proteggere un interesse, così molti cristiani perdono di vista ogni pura idealità e danno un’importanza utilitaria anche a tutte le pratiche religiose. Dinanzi a tutte queste miserie , l’anima rievoca modestamente le parole di Gesù alla donna di Samaria : “Iddio è spirito, e bisogna adorarlo in spirito e verità”.

    - nipote: Ed io dico: la superstizione esiste ed ha origine nella notte dei tempi: è la paura della morte, ma non si combatte certo con un’altra superstizione: “Iddio è spirito, e bisogna adorarlo in spirito e verità”!!!

    - zio: L’uomo - Egli dice - tende sempre a legittimare e rappresentarsi come sacre le proprie passioni e le proprie tendenze, ....

    - nipote: Io penso che giustamente un uomo sano cerca di capire le proprie passioni e le proprie tendenze non certo a viverle esclusivamente con sensi di colpa! Se poi tra le proprie tendenze ci mettiamo quelle sessuali a maggior ragione quest’uomo fa bene a legittimarle!

    - zio: “una prima categoria è formata da coloro che si confessano immancabilmente una volta all’anno, quando viene la Pasqua”. . Che cosa vuole di più il buon Dio? Non sono essi degli ottimi cristiani? “In cuor loro essi ragionano in un modo abbastanza semplice : la confessione in sostanza non è altro che una grossa partita da saldare con Domineddio, e siccome alla fine dei conti si ottiene s e m p r e la remissione di tutto il debito, non vale poi la pena di farne tante e basta una per tutte in punto di morte”.

    - nipote: E questa è la parte più sana del popolo!!!!

    -zio: “Vi è un’altra categoria, per cui la confessione è come un pannicello caldo da mettere sulla coscienza”.

    - nipote: E questa è la parte meno sana del popolo, quella che avrebbe bisogno magari di un po’ di psicanalisi!!!!

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