DOMENICO CARA, "Lettera su Trasmutazione"

Milano 3 febbraio 2008

Gentile avv. Guadagnino,
perdoni il…vasto ritardo nella risposta che Le invio sulla lettura di Tramutazione.
Indubbiamente ho letto, riletto e chiosato il testo e - quindi - amato il consecutivo ritmo dei versi, la parola appassionata e disponibile all’attenzione del lettore, oltre che l’insistente carezza e la docilità della rima. C’è una lingua priva di scempi e di altre alterità sperimentali, il canto malinconico (non negletto) ha propositi concettuali attenti al vissuto e al sogno di una scrittura che sceglie la levità piuttosto che le esperienze dell’urto specioso o le intime astrazioni.

E poi, quell’immediato senso della suggestione ironica interna agli eventi umani e al male di vivere.
Potrei citare insistenti movimenti e le diverse soluzioni espressive, il loro espressionismo cordiale.
Ma la migliore aureola credo sia la riflessione che - dopotutto - riproduce i valori imparziali (e puntualmente riaffioranti) di una personale essenza civile e la qualità della scrittura che diviene evanescente e libera, segnata da soluzioni memoriali attive, private, necessarie.
I suoi maestri sono alti e lontani dalla contemporaneità, e non indossa maschere molto utili, e sono genuine. Il divenire può essere agevolato da una continuità di riprove, di sogni meno datati, e - dalle modalità acquisite – il percorso dovrebbe resistere.
Va spostata l’autobiografia, va dato credito all’autopromozionalità e rettificate certe normalità – forse scomode al lettore dei nostri anni. Faccia lei gli avviamenti e le proposte per una possibile continuità, cioè il riscontro pubblico a cui affidarsi per meglio essere accolto dagli altri. Senz’altro la melodia e le tensioni ispirative non fanno ombra quasi spesso!
Auguri e cari saluti

Domenico Cara

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